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Lorenzo Bartoli, fotografo contemporaneo, autodidatta e sperimentatore.

Il sentiero della fotografia comincia ai tempi della scuola media nell’aula di educazione tecnica,
quando l’intrepido professor Scippa decise di insegnare teoria fotografica e camera oscura ai giovani alunni.
Da quelle due paginette dattiloscritte che ancora conservo e da quell’ora buia in due metri quadrati,
fra i miei compagni di classe ai quali importava solo quanto mancasse al suono della campanella,
io capii che dietro ad un semplice voto sul registro si celava un cammino lungo e appassionato.

La propensione all’autodidattica mi ha presto messo davanti ad una realtà
in bilico fra le attitudini innate, il bisogno di sperimentare ed i grandi spazi vuoti da colmare.
Una realtà nella quale districarsi è stato un po’ come passare da una porta girevole,
trasparente come il vetro, ma avvolta a spirale su se stessa.

Henri Cartier-Bresson diceva che per fotografare occorre allineare sullo stesso asse la mente, l’occhio ed il cuore.

Al cuore, che è l’Imperatore, non si comanda. La mente… mente! Elabora, e da sola non serve a niente.
Gli occhi sono maestri ed allievi allo stesso tempo, ed anche se sono in due, a loro due sole dimensioni non bastano.

Il punto non è emulare la realtà, che è di per sé inimitabile. Il punto è aumentarla.

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... lost in the I/O jungle...